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Foragri: il futuro del lattiero caseario italiano deve passare per l’alleanza strategica tra le imprese

Foragri: il futuro del lattiero caseario italiano deve passare per l’alleanza strategica tra le imprese

Roberto Bianchi Foragri

Dietro l’angolo c’è sempre una nuova sfida, anche per la zootecnia da latte. Un tema che Foragri (Fondo paritetico nazionale interprofessionale per la formazione continua in agricoltura) ha messo al centro di un convegno organizzato presso la Fiera di Brescia mercoledì 8 marzo 2017. Un momento di riflessione sulle problematiche del settore lattiero caseario che – secondo il direttore di Foragri Roberto Bianchi – ha focalizzato tre temi fondamentali per la crescita del comparto, con una quarta opzione anch’essa di rilevante importanza. Il nodo è quello delle alleanze strategiche fra imprese (sia su base nazionale che transnazionale) e dei modelli di previsione che riguardano, appunto, il mercato del lattiero caseario.

“Il convengo ha dato ottimi risultati – ha sottolineato Bianchi – Il primo tema messo sotto la lente d’ingrandimento è stato quello degli spazi per l’esportazione. Spazi che ci sono non solo per aumentare le quote sui mercati tradizionali, ma anche in nuovi mercati come il Medio Oriente, il Sudamerica e anche l’Asia, dove sono molto richiesti i formaggi.  Il secondo tema – ha proseguito il direttore di Foragri – riguarda le modalità da seguire per sbarcare appunto, su questi mercati. Per fare questo, è necessario cambiare i modelli organizzativi, quindi aggregarsi in modo da sviluppare produzioni e volumi adeguati alle richieste. Non è più tempo di nicchie, anche se queste vanno bene per alcuni tipi di prodotti d’eccellenza e quindi particolarmente pregiati. E’evidente che se vogliamo aumentare l’esportazione dei prodotti derivanti dalla zootecnia ed andare ad esplorare questi nuovi mercati, bisogna di conseguenza alzare l’asticella della produzione. E l’organizzazione, ovvero l’aggregazione delle aziende e dei produttori, risulta essere fondamentale nella maniera più assoluta”.

Il terzo punto evidenziato dal direttore Roberto Bianchi riguarda le competenze: “Bisogna che la gestione di questi soggetti di aggregazione e commercializzazione delle produzioni abbia alla guida persone che nel proprio Dna raccolgono le competenze adeguate al compito, affinché possa venire posta in essere una gestione della filiera e della commercializzazione che sia moderna e capace di rispondere alla domanda”.

Il quarto tema è legato alla scelta di un modello aggregativo – consorzi, cooperative, imprese, società – che non è precostituito: “L’importante – ha ribadito Bianchi – è che i produttori si aggreghino e mettano insieme la produzione per raggiungere i volumi necessari a fronte della richiesta. Foragri, su quest’ultimo aspetto delle competenze, è naturalmente a disposizione per offrire l’assistenza e le opportunità necessarie”.

Modelli organizzativi e strategie, nel corso del convegno, sono stati messi a confronto tra vari interlocutori, fra i quali alcune delle eccellenze mondiali dell’universo del latte, come la cooperativa Sodiaal (Francia), gli italiani consorzi di tutela del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, insieme ad Agriform (che dal 1980 riunisce in un’unica realtà i passaggi della lavorazione dei formaggi tipici del Veneto e di altre regioni italiane), AOP Latte Italia (Associazione di organizzazione di prodotto) e CLAL, il coordinamento degli esperti del settore che analizza ogni giorno il mercato lattiero caseario interpretandone tendenze e andamenti.

Redazione

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