I limiti del Nuovo Codice dei contratti pubblici

Per Confartigianato le Pmi rischiano l'esclusione

Secondo i rappresentanti di Confartigianato il nuovo Codice dei contratti pubblici “è una rivoluzione positiva che tarda a dare i suoi effetti”. Questo in sintesi è il giudizio espresso dall’associazione che lamenta un ritardo della nuova disciplina nella sua attuazione.

In pratica le incertezze delle stazioni appaltanti su come interpretare il nuovo Codice stanno causando l’effetto opposto a quello sperato, con il blocco dei contratti pubblici. Le Pmi, inoltre, secondo Confartigianato, non sarebbero adeguatamente valorizzate e messe nelle condizioni di poter competere con le aziende di maggiori dimensioni.

In tempi di passaggio tra la crisi e una nuova crescita economica, seppur modesta, il settore pubblico gioca un ruolo fondamentale, soprattutto per settori come quello delle costruzioni, che anche nei primi mesi del 2016 ha visto una battuta d’arresto del 2,4%.

Quali le soluzioni? Confartigianato, di fronte alle Commissioni congiunte Ambiente della Camera e Lavori pubblici del Senato, non si è solo limitata a segnalare le inefficienze, ma ha indicato tre aspetti che possano garantire sia la partecipazione delle Pmi agli appalti pubblici, sia una riduzione della discrezionalità della stazione appaltante: l’affidamento a “chilometro zero”, ossia ad aziende che siano vicino al luogo di esecuzione dei lavori; un sistema di qualificazione basato sulla realizzazione dei lavori; una riduzione e una semplificazione degli oneri delle imprese.

Nella convinzione che il nuovo Codice rappresenti un aspetto migliorativo del sistema, si attendono dunque ulteriori sviluppi coerenti con il piano stabilito dal governo.

Redazione