Le banche sono in difficoltà? Colpa delle grandi aziende

Le sofferenze lorde sfiorano i 200 miliardi

L’Ufficio studi della Cgia di Mestre pone l’accento nella sua ultima nota sui crediti deteriorati, che costituiscono un problema serio per le banche italiane.

Sarà pur vero dunque, come si ripeta ormai da anni, che la gran parte delle banche italiane non ha in pancia titoli o prodotti finanziari spazzatura, ma è anche altrettanto vero che tra sofferenze, finanziamenti scaduti o deteriorati, la situazione contabile è sempre più insostenibile. Secondo la Cgia il credito deteriorato ammonta (al 31 marzo scorso) a 333 miliardi di euro, di cui 196 miliardi di sofferenze lorde.

Ecco perché le banche in genere prestano soldi con meno facilità: non gli ritornano più indietro. La stretta creditizia ha colpito tutte le regioni italiane, prime tra tutte il Lazio (-5,6 miliardi nel periodo aprile 2015-aprile 2016) e il Veneto (-4,9 miliardi).

Ma quali sono le aziende più esposte con le banche? Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia non usa mezzi termini: “Il nostro sistema creditizio è molto polarizzato. La migliore clientela, pari al 10 per cento del totale, riceve ben l’80 per cento di tutti gli impieghi erogati dalle banche. Mentre al restante 90 per cento viene erogato solo il 20 per cento del totale dei prestiti. Ma a differenza di quanto ci si dovrebbe attendere, le sofferenze si annidano in grandissima parte tra la migliore clientela. Al primo 10 per cento, infatti, è riconducibile l’81 per cento del totale delle sofferenze. Questo primo 10 per cento di affidati – costituito quasi esclusivamente da grandi aziende, grandi famiglie e gruppi societari – fa il bello e il cattivo tempo nei rapporti con le banche”.

In buona sostanza, non sono certo i piccoli imprenditori, gli artigiani, i negozianti a mettere in difficoltà le banche. Loro, al contrario, subiscono un taglio drastico del credito, dovuto perlopiù a situazioni generate dalle grandi aziende. Il 70% del totale delle sofferenze è infatti ascrivibile a società/classi sopra i 500.000 euro. Per i soggetti più deboli della catena, meglio aspettarsi qualche intervento statale su tasse, cuneo fiscale, incentivi all’innovazione.

Redazione