La ripresa dei settori “non food”

Nel 2015 tutti con segno più, tranne l'abbigliamento

Tra gli esperti di economia e statistica vengono chiamati così, “non food”, tutti i consumi che non hanno a che fare con la spesa alimentare, che soddisfa uno dei bisogni primari.

L’Osservatorio non food 2016 presenterà a breve i dati, anticipati nei numeri più significativi dal “Sole 24 Ore”. Nel 2015 i consumi non food hanno segnato un +1,4%, pari a circa 1/7 della spesa delle famiglie. Va segnalato che il dato torna positivo dopo ben tre anni di indici sempre in territorio negativo, con perdite anche a due cifre.

In particolare, negli anni trascorsi, i settori più in affanno sono stati quelli dell’abbigliamento, dei casalinghi e dell’arredamento. Per il 2015, tutti i settori, ad eccezione del tessile e purtroppo dell’abbigliamento, hanno avuto un segno più. A trainare la ripresa, il settore giocattoli (+6%), l’automedicazione (+6,3%), l’elettronica (+5%). Va detto che queste percentuali riguardano le spese assolute, dunque il valore della merce acquistato. Un settore come l’abbigliamento (comunque un quarto del totale del non food) ad esempio è ancora in calo perché, nonostante una ripresa dei consumi, sono calati i prezzi al dettaglio, oltre a un cambiamento delle strategie di acquisto.

Bene nell’anno passato invece l’arredamento (+1,3%), un settore che ha naturalmente beneficiato del bonus fiscale, che prevede un rimborso in dieci anni del 50% delle spese per l’arredamento, nel caso siano associate a piccole ristrutturazioni dell’immobile.

In ultimo non va trascurato il fatto che le abitudini di acquisto, soprattutto nelle grandi città, vedono andare bene i centri commerciali, mentre tra il 2011 e il 2015 sono stati chiusi ben 26.000 negozi specializzati. La concorrenza degli acquisti in rete è un altro elemento da tener presente nel quadro dei prossimi anni.

Redazione