Iva Ue: si punta ad area comune

L'obiettivo della Commissione europea è ridurre le frodi dell'80 per cento nell'Unione composta da 28 Stati

L’Europa rischia di andare a rotoli, ma la Commissione europea presenta un piano per dar vita a un’area comune per l’Iva. L’obiettivo è evitare distorsioni tra tassazioni molto diverse da Paese a Paese.

La stessa Commissione si è data due anni di tempo per osservare gli affari tra gli Stati membri dell’Ue. E ha deciso di riformare le aliquote, approvando misure anti-frode. Ogni membro dell’Unione Europea – si legge nel comunicato – potrà reclamare fino a 40 miliardi di euro di entrate Iva mancate. Nel 2013, tra entrate previste Iva ed entrate effettive, nell’Ue, c’è stata una differenza di 170 miliardi di euro, pari al 15,2 per cento delle entrate previste per l’imposta. Le frodi hanno pesato per 50 miliardi di euro nell’Ue-28.

Pierre Moscovici, commissario europeo per gli Affari economici, ha spiegato il perché del provvedimento: “E’ tempo di riavere indietro questi soldi. Siamo propensi anche a offrire agli Stati membri più autonomia nel definire le loro aliquote Iva ridotte fintantoché non generino distorsioni fiscali”.

Al momento, la normativa prevede Iva pagata allo stato nel quale i beni o i servizi vengono venduti; non c’è Iva per gli esportatori. Con il nuovo sistema, i Paesi esportatori avrebbero anche loro l’imposta, sarebbero responsabili della sua riscossione con l’aliquota prevista dallo Stato nel quale la vendita viene effettuata. Secondo la Commissione, le frodi verrebbero così ridotte dell’80 per cento.

Perché i cambiamenti diventino effettivi, serve che ogni Stato membro aderisca. Il Parlamento dell’Ue non può infatti legiferare su questioni fiscali.

Alessandro Pignatelli

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