Prodotti falsi, nel 2015 diminuisce l’acquisto

Cresce la voglia (o la necessità) di falso in Italia. Secondo un’indagine realizzata da Confcommercio – Imprese per l’Italia, in collaborazione con Format Research, nel 2015 il 25,8 per cento dei consumatori ha acquistato almeno una volta un prodotto o un servizio illegale. Seppure in leggera flessione rispetto al 2014 (-1,2%), in alcuni settori il prodotto taroccato ha visto crescere la sua fama. In particolare nel settore dell’abbigliamento, delle calzature e della pelletteria.

Colpa della crisi? Per larga parte, sì. Il prodotto falso costa ovviamente di meno di quello di marca. Nell’abbigliamento, c’è stato un incremento addirittura dell’11,3 per cento, nelle calzature del 5,9 per cento, nella pelletteria del 2,8 per cento. Diminuiscono fortunatamente gli articoli falsi nei settori alimentari, cosmetici e profumi (-5,4 per cento), che possono essere potenzialmente più pericolosi per la salute.

Sette italiani su dieci si affidano a questa soluzione per risparmiare. Soprattutto la donna, 59,5 per cento dei casi, acquista prodotti non originali. Il profilo vede in prima fila quella dai 35 anni in su – 79,2 per cento dei casi – che risiede nel Meridione – 43,5 per cento – ha un’istruzione medio-bassa – 72,9 per cento – è casalinga – 86,1 per cento. A lei, però, si affiancano pure i pensionati, gli impiegati e gli operai.

Nonostante tutto, il consumatore italiano pare aver assunto maggiore consapevolezza dei rischi che corre per la salute comprando un prodotto taroccato. Siamo passati infatti all’80 per cento dal 71 per cento del 2014. Questo ultimo risultato fa ben sperare per il futuro. Nonostante i ‘falsi’ imperversino nel nostro Paese, e la propensione all’acquisto stia di nuovo aumentando dopo lo stop a causa della recessione, la gente sta più attenta a ciò che viene venduto sulle bancarelle o nei negozi.

Alessandro Pignatelli

Giornalista professionista e scrittore, amante della carta stampata come del mondo digitale. Ho lavorato per agenzie stampa e siti internet, imparando nel mio percorso professionale a essere tempestivo, preciso, ma anche ad approfondire con vere e proprie inchieste. Con i new media e i social, ho inserito nel mio curriculum anche concetti come SEO, keyword, motori di ricerca, posizionamento.